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Io ti vedo

La musica era particolare. Ritmica, estremamente ritmica. A tratti ricordava un fruscio, in altri momenti l’abbattersi di una frusta sul bersaglio – il mare –. In sottofondo, poi, vi era una melodia costante, sottile e tagliente – il vento – accompagnata da un tamburellare insistente e sottile, come di microscopiche bacchette su una gigantesca batteria – la pioggia –.

La giovane aveva gli occhi serrati mentre si beava del concerto dal suo timido riparo sulla spiaggia. Era notte fonda, e l’immaginazione aveva un posto da privilegiata: era in prima fila per quello spettacolo, per questo gli occhi non le erano utili.
Vagava. Da un’immagine ad un’altra. Da un avvenimento felice ad un timore. Da un ricordo ad un desiderio.
Qualcuno scostò la tenda che copriva l’ingresso della capanna di canniccio.

<<Cosa fai qui sotto l’acqua?>> le disse.

<<Non sono sotto l’acqua, come puoi ben vedere sono riparata>> rispose lei senza muoversi di un millimetro e senza aprire gli occhi.

<<Ok… cosa fai qua fuori, dentro un’umida capanna improvvisata? Potresti tranquillamente raggiungerci nel bungalow>>.

<<Shhh..>> fece lei, aggrottando le sopracciglia infastidita.

<<Andiamo Alice, falla finita>> commentò lui laconico.

Finalmente Alice aprì gli occhi, e sbuffando si tirò su a sedere <<Ottimo Adam,  sei riuscito a rompere la mia quiete, grazie. Prenditi due minuti e prova anche tu a stare zitto e ad ascoltare il mare e il suono della natura invece di dirmi per la centesima volta che devo entrare dentro con gli altri. Non ho voglia>>.

<<Sei sempre arrabbiata per oggi>> disse lui entrando e sedendosi accanto a lei. Non era una domanda o un’accusa, ma una semplice constatazione. <<A parte quell’evento, ti sei divertita almeno un po’?>>.

Alice lo guardò <<Che fai adesso, mi compatisci?>>

<<Non ci penso nemmeno. Non voglio mica essere preso a calci>> le rispose azzardando un sorriso, che per fortuna ebbe l’effetto desiderato di distenderla.

<<Suppongo di si, di essermi divertita nonostante il mal di testa e il caldo asfissiante. E’ stato carino lanciarsi in mezzo al mare con le maschere e gli amici. Se poi non fossi quasi affogata mi sarei divertita anche di più – disse con sarcasmo –  e sono consapevole di essere arrabbiata per il niente dal tuo punto di vista>>.

<<Mi credi così poco intelligente?>>

<<No, assolutamente. Semplicemente molto spesso io stessa faccio fatica a comprendermi, non ho la pretesa che tu ci riesca prima di me>>.

<<Perché non provi semplicemente a dirmi cosa stai pensando? Potrei sorprenderti. Intanto ho capito che sei arrabbiata, e non con noi>>.

*

Quel pomeriggio era stato quasi perfetto. Il sole era caldo e alto, il cielo azzurro e il mare calmo e pulitissimo. Mentre Alice, Adam e gli altri quattro amici stavano facendo snorkeling, la ragazza si era ritrovata improvvisamente nell’acqua alta circondata da banchi di alghe nere. Un istante, breve e fatale, le fu sufficiente a rendersi conto che tutti gli erano parecchio distanti da lei. Il panico la assalì senza neanche chiedere il permesso.
Il mare le piaceva, ma non si fidava.
Sapeva nuotare, ma all’improvviso si era ritrovata senza fiato e senza forze.
Nonostante ciò non le venne subito in mente di richiamare l’attenzione di Abigail, che tra tutti era la più vicina. Perse piuttosto pochi secondi a chiedersi se fosse o meno il caso di disturbare il prossimo perché una paura insensata la stava facendo smettere di respirare (si, in mezzo al mare, non esattamente un posto ideale). Nel frattempo Abigail si stava allontanando, mentre Adam aveva notato da solo il problema. Così, quando Alice si decise ad urlare e cercare di nuotare verso riva, lui l’aveva già raggiunta, e prendendola per la vita nuotò con lei fino alla spiaggia, dove la prima cosa che Alice disse fu “tutti, tutti sapete che ho un rapporto amore odio con il mare e che mi spavento subito, nonostante questo mi avete lasciato sola in mezzo ad un banco di alghe”.
Se ne pentì subito.
La pervase il senso di colpa per aver accusato qualcun altro di quella che era semplicemente una sua debolezza. Sensazione che si aggravò quando in poco tempo tutti gli amici la circondarono sulla sabbia chiedendole se stava bene. Le dava immensamente fastidio tutta quell’apprensione e quell’inutile preoccupazione. Stava rovinando la giornata a tutti.
Nella sua testa due parti combattevano tra loro: una si chiedeva se non fosse semplice e umano accettare di essere accudita senza sentirsi inadatta o piagnucolona, l’altra era arrabbiata con la situazione e con se’ stessa per aver messo su quel maledetto teatrino.
Esternamente si limitò a spostare l’attenzione su altre cose, e quando Adam si mostrò preoccupato perché aveva capito che la ragazza aveva quasi avuto un attacco di panico, Alice lo fece passare come esageratamente apprensivo.

*

Adam ci aveva visto giusto. Alice era arrabbiata, si, ma con chi?

<<Hai ragione. Non sono arrabbiata con voi per avermi lasciato da sola. Sono arrabbiata con me stessa per non essere stata abbastanza coraggiosa e per aver anche solo pensato che dovevate avere un occhio di riguardo. E poi… è incredibile.
Sono preda di pensieri che mi rimbalzano in testa. Mi sento alla mercé di un filo logico ma anche illogico di immagini e idee che mi trascinano in modo continuo, e che non mi consentono di vivere in modo sereno anche una bella giornata tra gli amici come questa. Sono spettatore e giudice di quello che mi succede intorno, come se non fossi veramente io a vivere la mia vita ma fossi qua a guardarmi scegliere la prossima azione da compiere per essere una persona normale. Ha senso?>> disse Alice sospirando.

<<Tutto questo ti è scaturito da oggi?>>

<<Si… e no. Non lo so, sono sempre un po’ così. Alcuni giorni di più, altri meno. Oggi sicuramente sono stata infastidita da me stessa. Anche ora mi do fastidio. Per questo sono venuta qua fuori ad ascoltare il mare. Non voglio dare fastidio anche a voi>>.

<<Alice, siamo amici. Non ci dai fastidio perché hai quasi avuto un attacco di panico, è normale preoccuparsi se un’amica non sta bene. Perché è così difficile per te capire che è un riflesso spontaneo, umano, che non siamo stizziti per questo?>> chiese Adam avvicinandosi per riuscire a vederla meglio in viso nella penombra. Lei guardava il vuoto.

<<Non so darti una risposta. Sono le sensazioni che parlano per me. E’ come se non riuscissi a percepire questa normalità di cui parli>> ed era vero: non a livello consapevole, non avrebbe saputo spiegarlo. Era una vibrazione sotto la pelle, nelle viscere. Un malessere.

<<Devi smetterla di pensare di non meritarti l’affetto delle persone>> disse all’improvviso Adam con tono fermo e consapevole, ma gentile.

Alice ebbe un sussulto. Era stato estremamente diretto, con quella frase aveva sorpassato una linea di confine, azzardando un commento su qualcosa di estremamente intimo: aveva letto sotto la pelle di lei e aveva capito quelle sensazioni che le parlavano senza palesarsi, aveva dato loro un nome anticipando cose che lei ancora faticava a capire. Sentì calore nel petto, qualcosa di bello. Una consapevolezza?

<<Io… non so cosa risponderti>> si limitò a sussurrare Alice.

<<Non importa, io ho capito>>.

Fuori, intanto aveva smesso di piovere. Dalla tenda sottile si iniziava ad intravedere la luna fare capolino tra le nuvole e le prime stelle.
Adam si alzò e prese Alice per mano, costringendola a seguirlo fuori.

<<Che fai?>> disse lei intorpidita, quasi come se quel gesto l’avesse risvegliata dalla tempesta emotiva che era scoppiata pochi minuti prima <<Che giorno è oggi?>> le rispose lui.

<<E’ il… 27 luglio, ma che c’entra?>>

<<Caldo a sufficienza per fare il bagno con la luna non trovi? – disse con un sorriso più luminoso delle stelle – non fare quella faccia sconcertata scema, andiamo>>.

<<Non so se sono in vena di far fest…>> non riuscì a finire la frase perché lui la interruppe accarezzandole una guancia. Un istante. E poi si buttò in mare.
Alice rimase qualche secondo immobile. Era davvero così? Era arrabbiata con sé stessa perché non riusciva ad accettare il bene che veniva dagli altri? Era così tanto concentrata nel lieve disprezzo che aveva per sé stessa da pensare che questo le fosse rivolto anche dagli altri?
Si tolse la maglia e avvicinò l’asciugamano a riva.
E Adam aveva capito tutto? Quello che le frullava nella testa? La conosceva davvero così bene?
Ormai era rimasta in costume e aveva i piedi nell’acqua.

<<E dai buttati>> disse Adam qualche metro più in là riemergendo da sotto una piccola onda.

“Se mi butto, voglio che quest’acqua lavi via tutto, almeno per un’ora. Voglio essere io com’ero prima di diventare preda di me stessa”

Con questa frase in testa si tirò nell’acqua. Era fresca pur essendo notte, probabilmente perché aveva appena piovuto.

<<Brava! Visto che non era difficile>>

<<Non lo era>> disse sorridendo e nuotando verso di lui, mentre i capelli lunghi le si inzuppavano di acqua e sale.

<<Hai visto che spettacolo la luna piena? Una notte così bella non poteva essere sprecata. Hai fatto bene a non rientrare. Sei stata più lungimirante di tutti noi>>.

Alice storse la bocca <<Beh, in realtà non sono rientrata perché…>> <<Lo so Alice – la interruppe con un buffetto sul braccio – ma guarda com’è andata a finire poi, no?>>.

Si girò verso di lui. I suoi occhi ridevano ancora di più della sua bocca, erano luminosi e caldi, le dicevano qualcosa di diverso sotto pelle, le dicevano che aveva ragione lui, che poteva accettare il bene che veniva dagli altri.

<<Adam… – l’onda successiva la portò diretta a pochi centimetri da lui, che l’abbracciò – grazie>>.

<<Gli amici servono anche a questo, no?>> le rispose, un istante prima di baciarla.


  1. Salve, ho potuto piacevolmente notare che anche a lei piace scrivere, anche io ho un sito wordpress sul quale faccio…

  2. Allora sono onorato di avertelo fatto scoprire: è un capolavoro. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al…

Una risposta su “Io ti vedo”

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